Il disastro di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986, rimane il più grave incidente nucleare della storia recente.

Fu causato da una fatale combinazione di errori umani, procedure di test inadeguate e gravi difetti strutturali intrinseci al reattore sovietico RBMK – 1000.
 

Questa catastrofe rilasciò enormi quantità di materiale radioattivo nell’atmosfera, le quali ebbero conseguenze immediate sulla salute dei soccorritori (liquidatori) e dei cittadini, non solo di Pripyat (la città più vicina alla centrale), ma anche di quelli di tutta Europa e per le quali fu necessaria la creazione di una Zona di Esclusione di oltre 4.300 km².

Le misure di contenimento, messe in atto da allora si, sono evolute, passando dal primo sarcofago d’emergenza del 1986 al New Safe Confinement ultimato nel 2019.
Oggi, nonostante il parziale ritorno della fauna selvatica e i timidi tentativi di ripopolamento nelle zone periferiche della Bielorussia, l’intera area rimane un “santuario radioattivo” destinato a precludere un insediamento umano stabile, ancora per diversi anni.
La ragione di questo divieto, risiede nella presenza di isotopi a lunga vita come il Cesio-137 e lo Stronzio-90, uniti ai recenti rischi legati ai conflitto Russo – Ucraino.

Dinamica dell’Incidente e Cause Tecniche

Il disastro si è verificato durante un test di sicurezza sul reattore 4 della centrale “Vladimir Lenin“, volto a verificare se l’inerzia delle turbine potesse alimentare le pompe di raffreddamento in caso di blackout.
Gli errori che portarono a questo disastro, come già descritto, sono molteplici e riguardano svariati settori delle operazioni di monitoraggio e controllo del reattore.
Possiamo, però distinguere due categorie di errori fondamentali: errori procedurali e difetti di progettazione.

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Errori Umani

Tra gli errori procedurali, troviamo una sequenza importantissima di tre non curanze:

Il primo grave errore Umano, fu la decisione di ritardare il test; la procedura, inizialmente prevista per il turno diurno del 25 aprile, venne fatta slittare di 10 ore, al fine di mantenere alimentata la città di Pripyat, costringendo così ad assegnare la gestione dell’ operazione, ad una squadra notturna molto meno preparata.

Un reattore, mantenuto a bassa potenza per ore, accumula Xenon-135, un gas che assorbe neutroni, assopendo la reazione di fissione nucleare, fino al punto da renderla instabile.

Nonostante le regole di sicurezza vietassero il riavvio di un reattore, in tali condizioni, gli operatori della centrale “Vladimir Lenin” scelsero di proseguire ugualmente con le operazioni.

In seguito all’ avvelenamento da Xenon-135, la potenza del reattore 4 scese, quella sera, fino all’1% invece del 25% previsto.

Per recuperare, vennero estratte quasi tutte le 211 barre di controllo in carburo di boro, portando il sistema in una situazione di instabilità estrema.

Rappresentazione grafica reattore avvelenato

Rappresentazione di Liuis Xenon-135

Difetti di Progettazione del Reattore RBMK – 1000

Il modello RBMK – 1000 presentava criticità strutturali ignorate per motivi economici e militari:

Il primo difetto strutturale, risiede nelle barre di controllo: La punta delle barre era infatti stata realizzata in grafite (un moderatore che accelera la reazione), materiale decisamente più economico ma dalle conseguenze inaspettate.

Premendo il tasto di arresto d’emergenza (AZ5), l’inserimento iniziale della grafite accelerò momentaneamente la fissione invece di fermarla, fungendo da detonatore.

In una situazione normale, questo difetto non sarebbe stato un problema, per il fatto che le barre, per scendere completamente impiegano solatanto una ventina di secondi; ma il reattore RBMK –1000, presentava una condizione di instabilità meccanica: L’eccessivo calore, prodotto da una reazione di fissionesenza controllo, deformò i canali delle barre di controllo, bloccandole a metà discesa e impedendo al boro di arrestare la reazione.

Tutto questo fu aggravato dall’ assenza di un contenimento protettivo: Per consentire l’estrazione del plutonio a uso militare, senza però fermare il reattore, e garantire così un vantaggio tattico all’ Unione Sovietica, non fu costruita una struttura di contenimento robusta, in linea con gli standard occidentali, la quale potesse prevenire qualsiasi tipo di disastro.

Foto costruzione reattore RBMK-1000

La Sequenza delle Esplosioni

All’ 1:24 del 26 aprile 1986, la situazione precipitò definitivamente: la potenza del reattore 4 superò i 30 GW (dieci volte il valorenominale), dando vita a due grosse esplosioni:

La prima fu un esplosione di vapore: Causata dal contatto tra l’acqua di raffreddamento e il combustibile fuso (corium), scoperchiando il reattore, il quale era munito di un coperchio da 2.000 tonnellate.

La seconda esplosione si verificò immediatamente dopo, e stavolta fu un esplosione di idrogeno, la quale proiettò frammenti di grafite e combustibile radioattivo in tutta l’area circostante.

Ricostruzione 3D dell’ incidente a cura di Geopop

Radioattività e Impatto sulla Salute

La radioattività è il processo di trasformazione di nuclei instabili in nuclei più stabili con  un emissione di energia e radiazioni ionizzanti, le quali sono capaci di danneggiare il DNA cellulare.
A Chernobyl, durante le due esplosioni, sono stati emessi nell’ atmosfera diversi isotopi radioattivi:

Isotopo
Emivita (Tempo di dimezzamento)
Caratteristiche e Impatti
Iodio-131
8 giorni
Altamente pericoloso nei primi mesi; causa cancro alla tiroide (circa 6.000 casi diagnosticati tra chi era bambino all’epoca).
Plutonio-239
24.000 anni
Estremamente persistente, ma emette meno radiazioni ionizzanti dirette.
Cesio-137
~30 anni
Emette radiazioni costanti per secoli; sfida principale per la bonifica attuale.
Stronzio-90
~30 anni
Comportamento simile al Cesio-137, contribuisce alla radioattività ambientale a lungo termine.

Malformazione bambini di Chernobyl

Conseguenze Cliniche

La principale conseguenza di questo evento sulla salute delle persone fu la Sindrome Acuta da Radiazioni (SAR); la quale colpii 134 liquidatori, che per salvare la vita di centinaglia di persone si esposero  a dosi di radiazioni fino a 16.000 mSv (il limite annuale attuale è 20 mSv); si stima che tra i 49 e i 65 di loro siano deceduti in breve tempo, completamente privi di arti o pelle.

Municipio di Pripyat

Strategie di Contenimento

Per contenere e limitare la diffusione delle radiazioni, oltre alla sepoltura del terreno contaminato, fu realizzato un primo rivestimento esterno al reattore, che nel gergo comune prese il nome di “Sarcofago”; al quale, nel corso degli anni, fu aggiunta una cupola di protezione.  

Il Sarcofago del 1986 fu costruito di fretta e furia, intorno al nocciolo del reattore con 400.000 m³ di cemento e 7.000 tonnellate d’acciaio.

Tale involucro presentava però difetti di sigillatura che ne causavano la corrosione interna, dovuta alle infiltrazioni d’acqua.

Per risolvere il problema, fu inaugurato nel 2019 il “New Safe Confinement“:Una struttura ad arco in acciaio, finanziata da 45 paesi, alta 109 metri e lunga 162; dotata di membrana ermetica, sistemi di climatizzazione per il controllo dell’umidità e resistenza sismica fino a magnitudo 6.0.

Reattore 4 Chernobyl

New Safe Conteniment 

Cambiamenti Globali nella Sicurezza Nucleare

Il disastro atomico ha spinto i politici  ad elaborare nuovi standard di sicurezza, che fossero riconosciuti a livello internazionale:
  • Obbligo di avviso tempestivo e cooperazione in caso di emergenza.
  • Introduzione di sistemi di sicurezza passivi (es. basati sulla gravità).
  • Meccanismo di revisione tra pari (peer review) dei rapporti di sicurezza tra nazioni.

La Zona di Esclusione

La zona proibita si è estesa dagli iniziali 30 km agli attuali 4.300 km².
Al suo interno si trovano gli “hotspot” più letali, come il Piede d’Elefante, una massa di corium solidificato che emette ancora 100 mSv all’anno.

Mappa zona di esclusione

Il Paradosso Ecologico

L’assenza umana ha trasformato l’area nella più grande riserva naturale d’ Europa.

Tuttavia, l’impatto della radioattività sulla fauna è oggetto di dibattito scientifico tutt’altro che concluso.

A riguardo troviamo due teorie in netto contrasto tra di loro: La “teoria del danno” e la teoria dell’ “adattamento“.

La teoria del danno, sostenuta da ricercatori come Möller e Musseau, evidenzia un elevata presenza di anomalie fisiche come tumori nelle rondini e  un netto calo demografico delle specie.

Al contrario, la teoria dell’adattamento, sostenuta da studi come quello del dottor Deryabina suggeriscono che le popolazioni prosperino e possano mostrare segnali di adattamento evolutivo alle radiazioni.

Pripyat

Pripyat

Rischi Recenti e Conflitti

Ad oggi la situazione rimane decisamente instabile a causa del conflitto Russo – Ucraino:

Il conflitto bellico, ha comportato il passaggio, incauto, di mezzi pesanti nella zona di esclusione, rimobilitando il Cesio-137 che nel corso degli ultimi 40 anni si era depositato nel suolo.

Il 14 febbraio 2025, un drone esplosivo russo, ha colpito il New Safe Confinement, danneggiandolo gravemente; fortunatamente, non sono stati registrati aumenti nei livelli di isotopi radioattivi.

Attualmente il danno al contenimento risulta riparato solo in parte, a causa degli elevati costi e della presenza ancora pressante delle radiazioni; a tale danno vanno anche aggiunti gli ormai necessari lavori di ammodernamento e restauro della struttura.

Attacco al New Safe Conteniment

Possibilità di Ripopolamento

Sebbene in Bielorussia alcune zone periferiche (Gomel e Mogilev) siano abitate dal 2010 grazie a livelli sostenibili di radioattività, le aree centrali restano ancora inabitabili.

La bonifica su larga scala è considerata economicamente e tecnicamente impraticabile.
Il futuro di Chernobyl non appare come un centro urbano rinato, ma come un santuario radioattivo dominato dalla natura, visitabile solo in condizioni strettamente controllate.

A quarant’anni di distanza, Chernobyl resta dunque sospesa tra monito e paradosso: un simbolo indelebile dei limiti della tecnologia umana e, al tempo stesso, laboratorio involontario dove la natura si riappropria dei suoi spazzi, ricordandoci che ogni progresso, se privo di responsabilità, può trasformarsi in eredità pericolosa destinata a durare ben oltre una singola generazione.