Il Confine che Diventa Ponte

Cosa succede quando un confine smette di essere una ferita sulla mappa e diventa lo spazio di un’invenzione?

Giovedì 3 aprile, arrivando a Udine per l’inizio del MAB Artistico Immaginario, l’aria profumava di sfida.

Non eravamo lì per una semplice gita scolastica, ma per partecipare a un laboratorio di futuro: trasformare Gorizia e Nova Gorica, nominate Capitale Europea della Cultura, in un cantiere di integrazione.

La domanda che ci ha guidato fin dal check-in all’hotel e dalla registrazione all’Istituto Marinoni è stata una sola: possono la creatività e lo sguardo dei giovani abbattere quei pregiudizi che nemmeno i trattati internazionali sono riusciti a cancellare?

Il Potere di una Parola: L’ “Intreccio” come Bussola

Il nostro gruppo ha ricevuto un mandato preciso, racchiuso in una parola densa: “intreccio”.

Non si trattava di annodare fili, ma di tessere un nuovo tessuto sociale europeo basato sull’inclusione.

Il nostro compito? Progettare un itinerario che partisse dalle strade di Gorizia per spingersi fino a Lisbona.

Perché Lisbona? Perché scegliere la capitale portoghese significa tracciare una linea che attraversa l’intero continente, collegando l’estremo confine orientale d’Italia con la porta dell’Atlantico.

È un atto simbolico potente: l’inclusione non è un fatto locale, ma un “intreccio” che deve tenere insieme le due estremità dell’Europa, unendo la cultura mediterranea a quella oceanica in un unico, inarrestabile movimento di apertura.

La Voce dei Cittadini Oggi

Venerdì mattina, alle 9:00, abbiamo lasciato Udine per immergerci nel cuore pulsante di Gorizia.

Camminare lungo il confine con Nova Gorica oggi è un’esperienza surreale: dove un tempo c’erano barriere e tensioni belliche, oggi c’è uno spazio che attende di essere riempito di significato.

Non ci siamo fermati alla superficie. Abbiamo fermato i passanti, guardandoli negli occhi e ponendo la domanda più difficile: “Si sente ancora la divisione tra le due parti della città?”.

“Le risposte che abbiamo raccolto sono state una ‘donazione’ di realtà. I cittadini ci hanno raccontato di un confine che non è più di cemento, ma che a volte sopravvive nei silenzi e nelle abitudini. Abbiamo capito che se le barriere fisiche sono crollate, quelle mentali richiedono un lavoro di ‘intreccio’ quotidiano per essere rimosse.”

Questa ricerca sul campo ci ha mostrato che il paesaggio è cambiato drasticamente dai tempi della guerra, ma la vera sfida dell’inclusione si gioca nella percezione di chi vive quei luoghi ogni giorno.

L’Arte come Lente: Da Andy Warhol al Castello

Per elaborare questi dati, avevamo bisogno di una nuova prospettiva.

La visita al museo di Andy Warhol non è stata solo una parentesi estetica: l’arte pop di Warhol ci ha insegnato a guardare l’ordinario — un confine, una piazza, un volto — con occhi nuovi, isolando i dettagli per comprenderne il valore universale.

Con questa “visione” potenziata, siamo saliti fino al Castello di Gorizia.

Da lassù, dove la città si svela nel suo insieme, abbiamo messo a fuoco il nostro obiettivo. Sabato, tornati ai tavoli di lavoro, abbiamo trasformato le suggestioni in azione:

  • Analisi dei dati: Abbiamo rielaborato le testimonianze dei cittadini per identificare i punti di frizione.
  • Progettazione: Abbiamo definito l’itinerario Gorizia-Lisbona come un percorso di guarigione dai pregiudizi.
  • Sintesi creativa: Abbiamo iniziato a scrivere lo speech finale, trasformando la teoria dell’inclusione in un racconto capace di emozionare.

La Missione Finale: Trasformare i Dati in Discorso

Domenica 6 aprile è stato il giorno della verità.

Negli ultimi minuti a disposizione, abbiamo limato ogni parola del nostro discorso.

Non era un esercizio accademico: era la presentazione di un manifesto per una nuova Europa.

Davanti alle altre delegazioni, abbiamo presentato il nostro itinerario dell’inclusione.

Il nostro obiettivo dichiarato è stato quello di far cessare i pregiudizi tra le due parti della città, dimostrando che la diversità non è un ostacolo, ma la materia prima per costruire un “intreccio” più forte.

Abbiamo trasformato i dati raccolti per strada in un discorso politico e sociale, portando la voce di Gorizia sul palcoscenico della Capitale Europea della Cultura.

Un Futuro Senza Muri

L’eredità di Gorizia e Nova Gorica 2025/2026 non rimarrà confinata in un weekend di aprile.

Rimarrà nel modo in cui noi, nuove generazioni, abbiamo imparato a guardare oltre il muro.

Il progetto MAB ci ha insegnato che l’arte non serve a decorare la realtà, ma a smantellarne le sovrastrutture di pregiudizio che ci tengono divisi.

Se noi studenti siamo riusciti a gettare un ponte tra Gorizia e Lisbona in soli quattro giorni, qual è la scusa che ci impedisce di farlo nella nostra vita quotidiana?

Quali sono i vostri “confini personali” che vi impediscono di accogliere l’altro, e siete pronti a usare l’arte come grimaldello per abbatterli definitivamente?